Sigma 17-70mm 1:2.8-4 DC Per Nikon USATO

€240

Condizioni: Perfetto
Confezione: Sì
Per Nikon 

(Garanzia 12 Mesi)

Disponibile

Categorie: ,

 

Il Sigma 17-70 F/2.8-4 Contemporary può essere un giusto salto di qualità rispetto al 18-55 standard che di solito accompagna, quasi in regalo, il corpo di qualsiasi fotocamera? Credo che sia la domanda che si pongono tutti: volendo sostituire l’economico zoom standard che equipaggia la mia reflex APS-C, qual è il salto giusto?

Le proposte dei fabbricanti, sia originali che universali, sono tante e la maggiore difficoltà nel fare la scelta è, volendo contenere la spesa, mettere d’accordo qualità, luminosità ed escursione focale. Non è molto difficile trovare un obiettivo migliore del 18-55 di serie, quasi sempre molto economico, poco luminoso e di mediocre qualità, ma le possibilità sono davvero numerose. Prendo un 18-200 così ci faccio di tutto e di più? Prendo lo zoom più costoso dello stesso fabbricante e, per esempio, nel caso di Sony con innesto A (quindi non mirrorless), passo dal 18-55 F/3.5-5.6 da 200 Euro allo Zeiss 16-80 F/3.5-4.5 da 800 Euro? Oppure desidero qualcosa di più luminoso e di buona qualità pur restando in quel range di focali, per esempio un 17-50 F/2.8 fisso?

In una interessante fascia intermedia come prezzo si colloca il Sigma 17-70 F/2.8-4 della serie Contemporary (si trova a circa 500 Euro, a seconda degli attacchi e dei rivenditori), originariamente in competizione – per il prezzo – con il Sigma 17-50 F/2.8 fisso della serie EX che però oggi, essendo uscito di produzione, si trova – nuovo – anche a 350 Euro. Abbiamo dunque due zoom che vogliono sostituire lo zoom standard offrendo qualità e prestazioni in più: la maggiore escursione focale nel caso del Sigma 17-70 C e la luminosità fissa di F/2.8 nel caso del Sigma 17-50 EX. Domandiamoci dunque: vale la pena spendere una cifra comunque abbastanza elevata per un obiettivo che poi, forse, non mostra evidenti differenze nella qualità delle immagini? Anticipando le conclusioni, posso dire di sì.

In mano
Il Sigma 17-70 F/2.8-4 DC Contemporary somiglia al suo predecessore ed è giusto un po’ più piccolo e leggero. Stessa escursione focale, stessa luminosità e prestazioni abbastanza simili. Pur essendo un obiettivo di plastica (per essere precisi è un nuovo materiale chiamato “TSC”, Thermally Stable Composite, molto gradevole), è ben realizzato, e la baionetta è in metallo.

Il TSC ha una espansione termica simile a quella dell’alluminio. Le parti costruite in TSC risentono meno degli sbalzi di temperatura pertanto reagiscono meglio alle condizioni d’impiego estreme e salvaguardano le prestazioni dell’obiettivo. Il TSC offre anche una ottima elasticità. Confrontato con il policarbonato al 20% di fibra di vetro, il TSC denuncia una elasticità maggiore di circa il 70%. Confrontato con il policarbonato al 30% di vetro risulta più elastico del 25%.

In dotazione ha il paraluce dedicato ma nessuna custodia anche se devo dire di non averne mai usata una in vita mia. La zoommata avviene rapidamente e con un movimento fluido. E’ presente anche una ghiera per la messa a fuoco manuale, molto piccola, sulla punta dell’obiettivo.

Sul corpo si trovano, oltre alla confortante scritta “Made in Japan”, due selettori per inserire/disinserire lo stabilizzatore e l’autofocus. La massima lunghezza fisica dello zoom si ha a 70mm, focale alla quale si ottiene anche il massimo rapporto di riproduzione: un ragguardevole 1:2.8 alla distanza di 22cm (il che vuol dire arrivare quasi a toccare il soggetto con il paraluce); un buon rapporto di riproduzione per uno zoom.
In parole povere, con il Sigma 17-70 F/2.8-4 DC Contemporary si possono affrontare la maggior parte delle situazioni di ripresa senza pentirsi di aver lasciato a casa il corredo completo: è il classico obiettivo che non si toglierebbe mai dalla propria reflex. Ma la qualità? Andiamo avanti.

Il massimo rapporto d’ingrandimento di 1:2.8 del Sigma 17-70 Contemporary permette di scattare ottime foto macro alla focale di 70mm (105mm equiv.). La distanza minima di 22cm è dal piano focale, non dalla lente frontale, il che significa che spesso, come in questo caso, il paraluce urtava il soggetto impedendomi di arrivare alla distanza minima di messa a fuoco e va tolto. La distanza tra la lente frontale ed il soggetto, al massimo rapporto d’ingrandimento, è di 2.5cm.

Prova sul campo
Usare sul campo il Sigma 17-70 F/2.8-4 DC Contemporary è un piacere: piccolo, leggero e versatile, permette di godersi la gita o il viaggio concentrandosi sui soggetti in maniera rilassata. Abbinato ad un corpo APS-C di recente generazione, non fa soffrire troppo per la luminosità F/4 alla focale di 70mm (105mm equiv.) e, viceversa, quei 20mm in più rispetto al Sigma 17-50 EX F/2.8 possono far molto comodo a fronte dello stop di luminosità perso.

La distorsione a baffo alla focale di 17mm è senz’altro elevata alle medie distanze (all’infinito è minore) ed è sconsigliabile la ripresa di soggetti rigorosi come nella foto in alto. Con l’apposito profilo di Photoshop la distorsione viene eliminata quasi del tutto (restano delle leggere tracce dei “baffi”), ma nella vita reale di tutti i giorni, scopo per il quale è stato progettato questo zoom, non è così evidente. Nella foto sottostante non ho usato nessun profilo per correggere la distorsione (si nota solo facendoci caso) e la foto è come uscita dalla fotocamera, tra l’altro mostrando una resa molto gradevole e bilanciata che riproduce in pieno la situazione reale.

Più complesso tirare conclusioni sulla qualità delle immagini perché il Sigma 17-70 F/2.8-4 è un “Contemporary”, la serie “base” della Sigma ma comunque caratterizzata da una qualità ben superiore alle ottiche standard, mentre il Sigma 17-50 è della serie EX che sta per “Excellent”, una serie di classe alta, oggi sostituita dalla prestigiosa serie Art dalle prestazioni e luminosità sbalorditive. Il confronto, anche in casa, è davvero improponibile e scorretto, ma il Sigma 17-70 F/2.8-4 DC Contemporary si difende benissimo e perde ai punti solo nelle situazioni più difficili. Nell’uso normale e senza confronti, il 17-70 è in grado di fornirci immagini nitide e brillanti che non ci deluderanno per il prezzo pagato. Se desiderate la massima qualità, il problema non si pone: esiste apposta la serie Art per soddisfare i fotografi più esigenti.

La cosa interessante è la sua qualità rapportata alla fascia di prezzo: pur essendo a metà strada tra gli zoom standard e quelli professionali, la qualità ottenibile si avvicina più ai secondi che ai primi, a metà del prezzo.
La messa a fuoco è sempre veloce, silenziosa e, almeno sulle fotocamere su cui l’ho provata, precisa. I filtri (da ben 72mm) non ruotano durante la messa a fuoco.

Questo scatto a 17mm (25mm equiv.), la focale peggiore di questo zoom, mette in evidenza sia la resa gradevole nell’insieme (la foto è come uscita dalla fotocamera senza alcuna postproduzione) che l’elevata risolvenza al centro e in tutta l’area centrale. I bordi non recuperano neanche ad F/8, ma – in compenso – la resa diventa molto equilibrata su tutto il campo inquadrato a partire da 20mm. I crop sono al 100%.